Racconti di Annarita Petrino

you god“You god” e
“Racconti nascosti nei sogni”
di Annarita Petrino

 

Intervista all’autrice

 

“You god” e “Racconti nascosti nei sogni” sono due antologie di racconti di fantascienza cristiana di Annarita Petrino, pubblicati da Edizioni Il Papavero (2013 e 2015) e disponibili su Amazon:

Racconti nascosti nei sogni €1,00
                                                                You god €5,10 

CONOSCIAMO MEGLIO L’AUTRICE:

  1. Quando e in quale luogo è nata la tua passione per la scrittura?
    Ero solo una ragazzina quando ho cominciato a leggere i romanzi di Asimov e mi hanno talmente appassionata che a un certo punto ho voluto provare a scrivere un’avventura nello spazio. Si è svolto tutto nella mia casa, nella mia stanza che dividevo con le mie sorelle. Lì leggevo, lì fantasticavo, lì inventavo le mie storie. Lì ho anche scritto il mio primo romanzo di fantascienza e sempre lì ho maturato il genere di cui mi occupo ora. È successo tutto lì in quella stanza.
  2. Di che genere sono le tue opere?
    A parte il primo romanzo dal titolo “Ragnatela dimensionale”, ho pubblicato due raccolte di racconti “You God” e “Racconti nascosti nei sogni” (Edizioni Il Papavero 2013 e 2015). Il genere è quello della fantascienza cristiana. I miei racconti sono ambientati in un futuro costruito dall’auto determinazione dell’uomo che ha deciso di mettersi al posto di Dio. Si tratta del tentativo di restituire alla fantascienza la sua particolare vocazione, che le permette di gettare una luce sul futuro dell’uomo e quindi di indagarne gli aspetti e le radici.
  3. La scrittura è prima di tutto emozione. Quali sono le tre principali emozioni che provi quando scrivi?
    Soddisfazione, felicità, passione.
  4. Pensi che la scrittura possa essere uno strumento terapeutico nella vita quotidiana?
    Credo proprio di sì, ammesso che si tratti di una scrittura che parta veramente da dentro e non sia solo di tipo commerciale, una scrittura cioè che abbia il coraggio di andare controcorrente.
  5. Cosa vuol dire per te scrivere?
    Vuol dire esprimere quello che ho dentro, descrivere la realtà che mi circonda, cercando di mettere in luce come oggi molte situazioni potrebbero essere definite “roba da fantascienza” e siano il frutto di un cieco auto determinismo dell’uomo e del suo delirio di onnipotenza. Io scrivo di temi attuali, ma dico cose assai poco popolari. Per me scrivere significa suscitare riflessioni.

ED ORA PASSIAMO Ai LIBRi SPERDUTi NELL’ISOLA CHE C’E’:

  1. Dove e in quale periodo storico sono ambientati i tuoi racconti?
    Si tratta di due raccolte di racconti. “You God” che contiene 4 racconti e “Racconti nascosti nei sogni”, che ne contiene nove. Il luogo è un futuro a volte imprecisato, a volte datato, in ogni caso è il possibile futuro dell’umanità.
  2. Quale colore assoceresti alle tue opere?
    I colori sono svariati, dalle tinte fosche della disperazione e del dolore a quelli vivaci della gioia e della speranza.
  3. Ai protagonisti, invece, quale colore assoceresti? Parlaci un po’ della loro identità…
    Di protagonisti ne ho tanti e anche questi sono tinteggiati in maniera diversa. Ci sono quelli freddi, algidi, che hanno rinunciato alla loro umanità rincorrendo il falso mito della perfezione genetica, che hanno riposto la loro fiducia nelle macchine, che hanno deciso che la loro vita non aveva bisogno di Dio, che ne hanno preso il posto per diventare creatori, piuttosto che creature. E poi ci sono quelli che vivono la loro vita di tutti i giorni anche con sofferenza, che accettano il peso della loro disabilità, che hanno il coraggio di dire no alla logica del relativismo e restituiscono alla vita umana la sua dignità.
  4. Quali emozioni ricorrono maggiormente?
    Le emozioni, come i colori di cui parlavo prima, sono svariate. Abbiamo la disperazione, la rabbia, il vuoto e la freddezza di chi, confidando solamente nelle proprie capacità e nella propria intelligenza si è allontanato da Dio. C’è la sofferenza di chi vive subendo le decisioni prese al suo posto, chi vive sapendo di essere il frutto di manipolazioni genetiche andate male. E poi c’è la speranza che pervade i racconti e che è legata alla presenza di qualcuno che tende la mano, all’abbraccio di Dio che perdona e accoglie.
  5. Cosa ha ispirato le tue antologia?
    La fantascienza cristiana come genere ha avuto una lunga genesi. La fonte di ispirazione è stata la necessità di trovare un compromesso tra la mia fede e la mia passione per la scrittura di fantascienza. Non potevo rinunciare a nessuna delle due, così ho cercato di unirle e sono nate le due raccolte.
  • Scegli un frammento del romanzo da donare al lettore, affinché questo libro sperduto nell’Isola che (non) c’è venga scoperto e ritrovato come le preziose biglie dello zio Tootles:

In questo reparto c’è il mio fidanzato, Manuel. – si decise a iniziare – È in coma da quattro anni e ogni giorno, insistentemente, mi chiede di lasciarlo andare, di staccare quella spina.[…] Dovrei dimostrargli il mio amore, uccidendolo… – […] Non ho più guardato il mio Manuel, non l’ho più sfiorato da allora… e ora mi rendo conto che ho commesso un grave errore. L’amore non si può replicare, si può solo dare e vi sembrerà assurdo se vi dico che questa cosa l’ho capita quando, dopo tanti anni, ho rivisto un Crocifisso. Questo reparto ospita tanti pazienti e altrettanti simulacri, ma non riesce a fare i conti con la sofferenza. L’hanno silenziosamente messa alla porta, dandoci un’idea simulata del dolore che si concretizza in una richiesta di morte. Allora mi chiedo: dov’è la gioia? Non esiste felicità in questo reparto? Non ne ho ricavato nemmeno una goccia in questi anni. La prima stilla me l’ha data Sara, quando mi ha fatto capire che stava amando. Stesa in quel letto, immobile, lei ama ed è questa la gioia che possiamo trovare qui. Non ho ancora avuto il coraggio di tornare dal mio Manuel e fare i conti con tutto l’amore che in questi anni ha provato per me e che io ho ignorato. Non si può uccidere l’amore… non quando esso vive. –

(Tratto da “Racconti nascosti nei sogni” di Annarita Petrino)

 

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