Un’isola agli estremi del mondo di P.Sacchi

un'isola agli estremi del mondoUn’isola agli estremi del mondo
di P.Sacchi

 

Intervista all’autore

 

“Un’isola agli estremi del mondo” è il romanzo di P.Sacchi, volume I de La Saga di Sulladin, edito e disponibile in formato ebook su Amazon:

Un’isola agli estremi del mondo €1,99

 

CONOSCIAMO MEGLIO L’AUTore:

  1. Quando e in quale luogo è nata la tua passione per la scrittura?

    Diciamo che è una logica conseguenza della mia passione per la lettura. Ho letto molto sin dai tempi della scuola e ho apprezzato i grandi classici della letteratura, per poi passare ad autori contemporanei come Wilbur Smith, Frederick Forsyth e Ken Follett. La passione per il fantasy nasce alcuni anni più tardi, quando decisi di cimentarmi con “Il Signore degli Anelli”. Entrato in negozio per acquistarlo, un libraio lungimirante mi consigliò di leggere prima “Lo Hobbit” per comprendere meglio il senso della storia. Comprai tutti e due i volumi e da lì è iniziata la mia avventura che prosegue tutt’ora con maghi, elfi, orchi, streghe, draghi, nani, troll, regni lontani, cavalieri, re e regine.
    Dopo essermi fatto un cultura notevole nel genere del fantasy classico, ho deciso di cimentarmi io stesso immaginando una storia che ricalcasse quella che mi sarebbe piaciuto leggere. Scrivere è quindi diventato un appuntamento cui dedicare ogni momento libero.

  2. Di che colore sono le tue opere?

    Ho scritto sino ad ora due ebook. Uno è un racconto di pura fantasia che narra le vicende di una squadra di calcio virtuale, ossia una delle tante che popolano i manageriali online. Si intitola “Ma la palla è veramente rotonda ?” e pur essendo i  personaggi immaginari, i loro tratti caratteriali e le azioni compiute presentano molte analogie con il mondo reale. Se dovessi definirlo con un colore direi verde. Verde come il campo di calcio, verde come la speranza del capitano Franco Scaroni di riuscire ad assicurare un futuro alla squadra in cui ha trascorso tutta la sua carriera.
    L’altro romanzo “Un’isola agli estremi del mondo” è un fantasy classico che fa parte di una trilogia intitolata “La Saga di Sulladin”. E’ ambientato in un’isola sperduta nell’oceano e protetta da una magia che la cela alla vista dei naviganti, dove il naufragio di un mago esiliato dal continente, porta scompiglio e fa precipitare gli eventi sino a determinare lo scoppio di un conflitto tra le due parti in cui l’isola è divisa, sia geograficamente che politicamente.

  3. La scrittura è prima di tutto emozione. Quali sono le tre principali emozioni che provi quando scrivi?

    Euforia, ansia, soddisfazione in stretto senso cronologico. L’euforia che ti prende quando la storia prende forma nella testa e poi cambia perché è sorta una nuova idea che consente uno sviluppo diverso. L’ansia sopraggiunge quando si giunge ad un punto morto ed è necessario riprendere una parte della storia e modificarla. In questi momenti occorre fermarsi e ragionare, ma la voglia di andare avanti preme e non è facile mantenere la giusta lucidità. La soddisfazione di rileggere un capitolo e giudicarlo finalmente pronto, dopo aver apportato svariate correzioni, ripaga di tutta la fatica fatta del tempo occorso per scrivere quelle poche pagine.

  4. Pensi che la scrittura possa essere uno strumento terapeutico nella vita quotidiana?

    Tutte le attività fatte con passione fanno bene. Non sono uno scrittore a tempo pieno e quando scrivo, riesco ad isolarmi dai problemi della giornata. Per quanto mi riguarda è sicuramente un’ottima terapia per ricaricare le pile e ripartire con nuove energie.

  5. Cosa vuol dire per te scrivere?

    Significa fare qualcosa che mi piace e, spero, possa far provare ad altri le stesse emozioni che ho vissuto io nel realizzare la mia opera. Descrivere mondi immaginari dove la magia è una componente essenziale mi consente di lasciar spaziare la mia fantasia, cosa che, nella vita di tutti i giorni caratterizzata da razionalità, concretezza e risultati da garantire, non mi è permessa.

    ED ORA PASSIAMO AL LIBRO SPERDUTO NELL’ISOLA CHE C’E’:

  6. Dove e in quale periodo storico è ambientato il romanzo?

    La storia che voglio presentarvi è ambientata in un’isola sperduta, con una particolare configurazione geografica che la divide in due parti unite da uno stretto lembo di terra. Se ad est il popolo subisce il regime di re Rendon che pretende di destinare tutte le risorse disponibili alla creazione di un esercito così numeroso da consentirgli di attaccare l’altra parte e diventare l’unico sovrano dell’isola, ad ovest la vita trascorsa serena e tranquilla grazie alla protezione della magia di Eventhon, un mago vecchio e solo che ha scelto di stabilirsi sull’isola dopo aver raccolto un bimbo in fasce rimasto orfano nel quale ha scorto i segnali della magia.
    L’isola presenta una zona desertica dove vive il popolo dei Kuar, emarginati ed evitati da tutti, anche se uno di loro svolgerà un ruolo importante nella soluzione del conflitto che scoppierà inevitabile tra est e ovest. Sempre a est, la Foresta Grigia, è un luogo che custodisce un antico segreto, protetto da un magia che consente di entrarvi ma impedisce di uscirci e per questo motivo si è trasformato in posto tetro e privo di vita.
    Ad ovest il monte Busir domina la parte estrema occidentale e i villaggi portano i nomi del mestiere svolto dalla popolazione che li abita. Si ritrovano il villaggio dei Cacciatori, quello dei Fabbri, dei Pescatori, dei Contadini, dei Falegnami e dei Soldati. Il consiglio dei sette è rappresentato dai capi di ogni villaggio, eletti periodicamente per acclamazione, in modo da garantire un adeguato ricambio.

  7. Quale colore assoceresti al tuo romanzo?

    Nel romanzo vi sono già riferimenti diretti ai colori: la Foresta Grigia di cui ho già riferito e il Castello Nero dove risiede l’ambizioso e un po’ folle re della parte est. Se dovessi comunque attribuire un solo colore scelgo il blu, per la sicurezza che i maghi Eventhon e Sulladin infondono alla parte ovest dell’isola e per il lento incedere del tempo che caratterizza condizioni di vita alle quali tutti si sono abituati a tal punto da venir colti impreparati da eventi imprevisti che giungano a infrangere la quotidianità.

  8. Al protagonista, invece, quale colore assoceresti? Parlaci un po’ della sua identità…

    Il protagonista della prima parte della storia è sicuramente il mago Eventhon, ma è il giovane Sulladin a svolgere un ruolo determinante nella soluzione del conflitto tra le due parti dell’isola.
    Sulladin è figlio di un mago e di una donna molto bella che trova la morte mentre cerca di ricongiungersi al compagno ignorando che egli è caduto per mano di nemici. Sulladin non avrà modo di conoscere i suoi genitori. Viene raccolto in fasce dal vecchio Eventhon che nota in lui la presenza della magia e decide di allevarlo per farne l’erede che non ha potuto avere. I due partono per mare e si fermano sull’isola agli estremi del mondo dopo un lungo viaggio.
    Sulladin cresce felice e sereno, istruito da Eventhon, senza porsi mai domande sulle proprie origini. La storia inizia quando Sulladin ha circa 15 anni  e il mago Karshan naufraga sull’isola dopo essere stato esiliato dal continente. Karshan, oltre che un vecchio nemico di Eventhon, è lo zio di Sulladin, anche se non ne ha la certezza ma non esiterà ad usare a proprio vantaggio il sospetto che si tratti del figlio di suo fratello, scomparso proprio 15 anni prima. Nessuno può affermarlo con certezza e il mistero resterà irrisolto.
    Sulladin crede ai valori che gli ha trasmesso il suo maestro, basati sul fatto che la magia debba essere usata al servizio degli altri e non per trarne ricchezze e potere, esattamente il contrario di quanto sostiene il mago Karshan. Il giovane Sulladin dovrà esporsi in prima persona dopo lo scoppio del conflitto e si ritroverà a combattere proprio contro Karshan per garantire la libertà del popolo dell’ovest e ritrovare la sua amata Harviel, rapita dal perfido Karshan per costringerlo a consegliargli un medaglione in grado di procurare un grande potere a chi lo indossa.
    Sulladin è troppo giovane per sopportare il peso di tante responsabilità e finirà per cedere allo spirito contenuto nel medaglione che lo costringerà ad un’azione terribile dalla quale uscirà sengato profondamente.

  9. Quali emozioni ricorrono maggiormente lungo tutto il romanzo?

    Innanzitutto il contrasto tra le condizioni di vita della parte est e di quella ovest. Mentre a ovest si vive come in una sorta di grande comunità dove tutti hanno la garanzia di una vita dignitosa assicurata dalla magia di Eventhon (che serve anche a tenere a bada chi la pensa diversamente), ad est il popolo soffre per le ambizioni sfrenate di re Rendon e della sua cerchia che non si preoccupano delle condizioni di miseria cui costringono i propri sudditi ormai rassegnati ad una vita di stenti.
    Un altro elemento caratterizzante è la profonda differenza attribuita alla funzione della magia da Eventhon e da Karshan. Per il primo la magia deve essere messa al servizio degli altri per il bene di tutti, mentre per il secondo è solo lo strumento per soddisfare la propria sete di ricchezza e potere.

  10. Cosa ha ispirato il tuo romanzo?

    C’è un fatto storico che ho vissuto in prima persona e che mi ha coinvolto emotivamente. Si tratta della caduta del muro di Berlino. Pensare a tutto che è accaduto prima con il secondo conflitto mondiale e alla successiva divisione del continente europeo, segnando la storia per più di 40 anni, ha costituito una fonte di ispirazione notevole.
    Sull’isola tutto è più contenuto. Non si narra di continenti e di stati sovrani in guerra tra loro, ma di una piccola isola divisa in due parti. Non vi sono eserciti sterminati e armi micidiali, ma tutto è proporzionato alle dimensioni dell’ambiente in cui si svolge la storia. La mia morale è che non importa chi siano i protagonisti e dove si svolgano i fatti: la follia e le ambizioni smisurate di pochi, hanno sempre ripercussioni catastrofiche per troppe altre persone e vanno stroncate non appena si presentano. Quanto accade ai giorni nostri con i flussi migratori causati da guerre per presunti motivi religiosi e razziali ne è un altro chiaro esempio, al quale assistiamo con sostanziale indifferenza.

  • Scegli un frammento del romanzo da donare al lettore, affinché questo libro sperduto nell’Isola che (non) c’è venga scoperto e ritrovato come le preziose biglie dello zio Tootles:

    In conclusione voglio offrire ai lettori una riflessione del mago Karshan, quando attende l’arrivo di Sulladin per quello che sarà lo scontro destinato a decidere le sorti dell’isola:

“Stava arrivando. Era certo che il ragazzo sarebbe venuto a cercarlo e non aveva bisogno dei segnali inequivocabili che giungevano alla sua mente, provocati dall’avvicinarsi di un altro mago.
Si era immaginato che il ragazzo sarebbe giunto di gran carriera, invece pareva prendersela comoda e di non avere una fretta particolare di regolare i conti con chi aveva ucciso il suo maestro e rapito la sua amica del cuore.
Forse non avrebbe dovuto sottovalutarlo anche se si trattava di un mago troppo giovane per costituire una minaccia per chi era sopravvissuto a molte battaglie, sconfiggendo molti maghi sino ad assorbire anche l’ultima goccia dei loro poteri.
Sapeva bene come anche l’uomo più debole e insignificante potesse trasformarsi in un avversario temibile e disposto a lottare con tutte le sue forze se spinto dalle giuste motivazioni. E lui, al ragazzo, di motivazioni ne aveva date sin troppe. Meglio stare all’erta e fare in modo che la faccenda si risolvesse in breve tempo, anche se vedere la reazione di Sulladin di fronte alla notizia del loro legame di parentela era un piacere al quale non aveva assolutamente voglia di rinunciare.
Avrebbe giocato un po’ con lui. Non troppo, solo il tempo necessario per verificare di che pasta era fatto il figlio di suo fratello e poi l’avrebbe fatta finita.
Non aveva nulla contro Sulladin ma possedeva qualcosa che doveva appartenere a lui e dubitava di riuscire a convincerlo a consegnarglielo. Era cresciuto con quel vecchio illuso di Eventhon che, sicuramente, gli aveva trasmesso i suoi stupidi insegnamenti e la rigida osservanza di quelle regole che definiva valori di vita.
Ma quali regole ! Ma quali valori ! Ricchezza e potere. Ecco gli ingredienti indispensabili per una vita felice e piena di soddisfazioni e a lui erano stati tolti entrambi”

(Tratto da “Un’isola agli estremi del mondo” di P.Sacchi)

 

Sinossi: Eventhon è un mago vecchio e solo. Quando un giorno si imbatte in Sulladin, un bimbo in fasce rimasto orfano, decide di prenderlo con sé e di partire alla ricerca di una terra dove crescerlo e istruirlo alla magia. Dopo un lungo viaggio per mare giunge su un’isola protetta da un’antica magia che la cela alla vista dei naviganti. L’isola è divisa in due parti in perenne lotta tra loro e, mentre l’arrivo di Eventhon garantisce sicurezza e prosperità agli abitanti dell’ovest, ad est il regno di re Rendon è in perenne difficoltà per reperire le risorse necessarie al mantenimento di un esercito troppo numeroso. La situazione è destinata a cambiare radicalmente quando, una decina di anni più tardi, il mago Karshan fa naufragio nella parte est dell’isola dopo essere stato esiliato dal continente. L’arrivo di Karshan rinvigorisce le mire espansionistiche di re Rendon che muove contro l’ovest a capo del suo esercito con lo scopo di riunire tutta l’isola sotto il suo dominio. La guerra ha inizio e, in un susseguirsi di colpi di scena, toccherà proprio a Sulladin, divenuto un abile mago sotto la guida di Eventhon, svolgere un ruolo determinante nell’esito di una contesa destinata a cambiare definitivamente i rapporti tra le due parti dell’isola.

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Un’isola agli estremi del mondo

 

Il sito dell’autore: P.Sacchi sito –  La troviamo anche su: Libro cafè e su Google+

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3 thoughts on “Un’isola agli estremi del mondo di P.Sacchi

  1. Arianna il said:

    La storia scorre fluida e risulta piacevole da leggere. A me è piaciuto e lo consiglio

  2. Enrico il said:

    Non diventerà un best seller, ma è un buon fantasy con una storia mai scontata