Melissa Pratelli al Salone del libro, Dark Zone

Dark zone Melissa Pratelli distratta-menteMelissa Pratelli al
Salone del libro,
Dark Zone

 

Ecco l’autrice con in mano le sue opere: “Ancora un po’ di Charlie” (edita da Dark Zone) e la saga “I figli di Danu”, l’abbiamo incontrata allo stand dell’associazione culturale Dark Zone.

Intervista all’autrice

 

1. Quando e in quale luogo è nata la tua passione per la scrittura?
La mia passione è sbocciata piuttosto tardi a dire la verità. Sono sempre stata un’appassionata lettrice ma la scrittura è arrivata più avanti, come esigenza di evasione e desiderio di vivere attraverso i miei personaggi emozioni e avventure che esulassero dalla vita quotidiana. Dov’è nata… direi nella mia camera da letto, quando ho preso il pc e ho cominciato a scrivere furiosamente!

2. Di che colore sono le tue opere?
Le mie opere sono romanzi, il genere spazia tra l’urban fantasy e il romance. Alla saga urban fantasy “I Figli di Danu” assegnerei quattro diversi colori che sono i colori degli elementi a cui la saga è legata: rosso, blu, bianco e verde. Al romance “Ancora un po’ di Charlie” assegno invece il colore giallo perché il protagonista maschile viene definito dalla protagonista femminile come “un sole che illumina le sue giornate”.

3. La scrittura è anzitutto emozione. Quali sono le 3 principali emozioni che provi quando scrivi?
Le provo tutte, tutte le emozioni che vivono i miei personaggi fluiscono direttamente da me. Le tre principali sono sicuramente amore, tristezza e rabbia.

4. Pensi che la scrittura possa essere uno strumento terapeutico nella vita quotidiana?
Assolutamente sì. Per me lo è stata e lo è tutt’ora, quindi non potrei rispondere diversamente!

5. Cosa vuol dire per te scrivere?
Vuol dire vivere mondi e vite diverse, vuol dire amare, piangere, ridere, lottare, fare scelte difficili e soprattutto vuol dire sognare.

CONOSCIAMO L’OPERA: Ancora un po’ di Charlie

1. Dove e in quale luogo è ambientata l’opera?
L’opera è ambientata a New York, nello specifico a Manhattan.

2. Quale colore vi assoceresti?
Giallo, come il sole a cui Charlie è spesso paragonato dalla protagonista femminile.

3. Al protagonista, invece, quale colore assoceresti?
A Charlie, come già detto associo il giallo perché è un ragazzo allegro, solare, disponibile, in grado di rischiarare le ombre del cuore di Grace. Grace, la protagonista femminile, è una ragazza solitaria, diffidente, non molto portata per i rapporti con le altre persone. Viene spesso descritta come imbronciata e Charlie è l’unica persona a cui lei ha aperto il suo cuore, sin da quando erano piccoli. A lei assocerei il blu scuro, un colore profondo e intenso, esattamente come Grace.

4. Quali emozioni ricorrono maggiormente lungo tutta l’opera?
L’amicizia è il fulcro centrale della storia, ancora prima dell’amore. Le emozioni sono sicuramente l’affetto, l’amore, la gelosia, la delusione e l’esaltazione.

5. Cosa ti ha ispirato?
La storia di questo romanzo è un po’ particolare. È iniziato tutto con un sogno: avevo sognato una scena precisa tra due amici che si erano persi nell’infanzia e si ritrovavano durante l’adolescenza. Nel mio sogno i due si ricongiungevano e la scena descritta nel libro corrisponde esattamente all’immagine del mio sogno. Partendo da quella scena ho poi creato i personaggi e tutta la storia che li circonda, mantenendo sempre come punto fermo l’amicizia che lega i due protagonisti.

Scegli un frammento del romanzo da donare al lettore, affinché questo libro sperduto nell’Isola che (non) c’è venga scoperto e ritrovato come le preziose biglie dello zio Tootles:

Grace lo guardò negli occhi: erano verdi all’esterno e nocciola attorno all’iride. «Perché sei mio amico?» ripeté. «Insomma… io ho un carattere orribile» aggiunse.
«Non hai un carattere orribile» disse lui, ridendo. «Sei una tipa tosta e matta. Per questo mi piace stare con te» spiegò.
«Ma dai! Sono più simile a un orso eremita che a una ragazzina di dodici anni. Non sono certo ciò che si definisce una persona ‘carina’.»
Charlie la guardò di nuovo, serio. «Non voglio che tu sia carina, voglio che tu sia tu.»

passiamo alla saga: I figli di Danu

1. Dove e in quale luogo è ambientata l’opera?
I figli di Danu è ambientato prevalentemente in Scozia, tra paesaggi da sogno e miti e magia.

2. Quale colore vi assoceresti?
Il colore degli elementi.

3. Al protagonista, invece, quale colore assoceresti?
La protagonista principale è una lei e le assocerei il viola, il mio colore preferito. Penelope Lee Johnson è una ragazza inglese di 16 anni che si trasferisce in Scozia per frequentare una prestigiosa scuola privata. Dal momento del suo arrivo, sarà catapultata in una realtà nuova, fatta di mistero, magia e un passato che si ripete. Lee è una ragazza sincera, passionale, altruista e anche molto impulsiva, si lascia spesso trascinare da ciò che prova e questo, a volte, la porta a commettere degli errori e a trovarsi nei guai. Un altro suo tratto distintivo è la sua goffaggine, le capita spesso di cadere o combinare dei pasticci!

4. Quali emozioni ricorrono maggiormente lungo tutta l’opera?
Sicuramente l’amore, la storia d’amore è una componente importante della saga ma anche l’amicizia, la rinuncia, l’accettazione di sé e la crescita personale. Altre emozioni sono sicuramente la paura, la rabbia e la frustrazione dei protagonisti, che si ritrovano ad affrontare situazioni difficili e pericolose.

5. Cosa ti ha ispirato?
Sicuramente le centinaia di libri letti e poi anche elementi della mia vita quotidiana, uniti, ovviamente, ad un pizzico di magia!

Scegli un frammento del romanzo da donare al lettore, affinché questo libro sperduto nell’Isola che (non) c’è venga scoperto e ritrovato come le preziose biglie dello zio Tootles:

– Ok, aiutami, devo toccarlo – dissi salendo sul davanzale e sporgendomi in avanti. Oliver appoggiò un momento Chris a terra e mi afferrò le gambe per non farmi cadere mentre io, allungandomi il più possibile, raggiungevo un ramo dell’albero. Evitai di pensare a cosa sarebbe potuto succedere se qualcuno avesse visto una magnolia muoversi da sola e concentrai le mie energie verso la pianta, mantenendo sempre una parte della mente focalizzata sul tempo.

Quando arrivai a toccare la corteccia dell’albero percepii la familiare scossa di energia vitale della pianta, la linfa che scorreva al suo interno e le foglie che filtravano l’ossigeno muovendosi all’unisono come un gigantesco polmone. La scarica di energia fu molto più forte e repentina delle volte precedenti, forse la paura e l’adrenalina rendevano più efficaci i miei poteri e la mia capacità di evocarli. Stabilii un contatto immediato con l’albero e trasmisi attraverso il tocco della mano l’immagine del movimento di cui avevo bisogno. Con estrema eleganza e naturalezza i rami dell’albero si piegarono in avanti, formando un intricato ponte di legno tra la finestra e il tronco.

AL SALONE DEL LIBRO:

Come stai vivendo l’esperienza del salone? Come si approcciano i lettori allo stand?
Oggi è il primo giorno e già noto che la cover della saga “I figli di Danu” attira l’attenzione dei lettori che si fermano allo stand.

Cosa ti porti dietro dopo questa giornata?
Dopo la brutta esperienza avuta con un editore a pagamento, adesso mi porto dietro l’emozione di Dark Zone.

 

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