La donna di sventura di Riccardo Sanna, Aletheia Editore

donna di sventura, aletheia editoreLa donna di sventura
di Riccardo Sanna

Intervista all’autore

 

La donna di sventura è un romanzo di Riccardo Sanna, edito da Aletheia Editore.

Conosciamo l’autore:

1. Quando e in quale luogo è nata la tua passione per la scrittura?
Credo che la passione per la scrittura ci sia sempre stata, palesandosi piuttosto presto. Fin da quando ero bambino. Il fascino della carta bianca e dell’inchiostro mi ha da subito catturato. Così come mi faceva stare sereno leggere. Un amore sbocciato presto, insomma.
2. Di che colore sono le tue opere?
Bianco o nero. Sono un tipo tradizionale e se posso scegliere, non opto per le mezze misure. Quindi o bianco o nero.
3. La scrittura è anzitutto emozione. Quali sono le 3 principali emozioni che provi quando scrivi?
Libertà, in primis. Perché scrivere significa liberare quel flusso di emozioni che ci portiamo dentro per poi farne dono agli altri, senza censure. Sentimento, perché in ogni parola, in ogni frase, in ogni pensiero che trafigge la carta è presente, sia esso oscuro o candido. Le parole hanno poco peso, senza sentimento. E poi direi Devozione. Perché si scrive anche per il profondo rispetto che si ha nei confronti della parola e dei testi precedentemente letti. Perché ogni autore è prima di tutto un lettore, e quando ci si cimenta nella stesura di un testo si cerca, nel miglior modo possibile, di onorare quello che si è appreso, consapevole che, ognuno nel proprio stile, sta regalando qualcosa di proprio agli altri. E senza la devozione per quest’arte non si produce niente di vero.
4. Pensi che la scrittura possa essere uno strumento terapeutico nella vita quotidiana?
Per me è una valvola di sfogo. Ma non credo di essere l’unico autore a pensarla in questa maniera. Tutte le persone necessitano di evadere dalla routine. Necessitano di alienarsi dai casini e dai tormenti quotidiani. Personalmente parlando, se non scrivo sento un vuoto. Una mancanza.
5. Cosa vuol dire per te scrivere?
Scrivere significa cacciare fuori dall’animo i turbamenti, dare sfogo all’invenzione, dare voce alle trame che albergano nella propria testa. Significa anche analizzare tutto quello che si è “rubato” dalla vita di tutti i giorni. Una conversazione, un avvenimento particolare. Chi scrive in parte si può considerare un ladro di vicende, che magari poi riporterà su carta, romanzandole. Quindi scrivere è regalare qualcosa di proprio ai lettori e allo stesso tempo spartire il bottino del materiale trafugato, restituendolo a tutti.

CONOSCIAMO L’OPERA:
1. Dove e in quale luogo è ambientato il romanzo?
Non è ambientato in alcun luogo specifico. È una scelta voluta. Vorrei che il lettore associasse alla storia una collocazione propria, ad esso più congeniale. Ci vedesse, nell’avvicendarsi del racconto, i propri luoghi, le proprie vie, le proprie piazze. Anche questa è una sorta di libertà…
2. Quale colore assoceresti al tuo romanzo?
Bianco o nero. Il motivo è già stato citato. Forse più nero.
3. Al protagonista, invece, quale colore assoceresti? Parlaci un po’ della sua identità…
Nero, ma che tende a sfumare. È un personaggio incasinato e un po’ fuori dagli schemi, ma non da buttare via del tutto. Ha un talento che non sfrutta a pieno e gestisce in una maniera non del tutto appropriata i rapporti con le persone, soprattutto con quelle che fanno parte della propria vita. Una persona particolare, insomma. Ma che comunque ha qualcosa da offrire.
4. Quali emozioni ricorrono maggiormente lungo tutto il romanzo?
Forse il senso di riscatto. Se si scava dentro una persona marcia fino al midollo è possibile trovarci qualcosa di buono, o perlomeno così mi piace immaginare. Vorrei che ci si fermasse meno all’apparenza, al giudizio da primo impatto. Dare una seconda chance. Non pensare che tutto è perduto. Che qualcosa si può recuperare, nei confronti della propria persona o verso gli altri. Ecco, grosso modo questo è il filo conduttore della storia.
5. Cosa ha ispirato il tuo romanzo?
Tutto e niente. Mi spiego. Quando una storia si fa largo nell’immaginazione, un autore può fare due cose. O prova a dare seguito ai pensieri o fa finta di niente. Ora non so cosa possa aver smosso in me qualche pensiero in particolare, so solo che chi ha occhi per il mondo guarda, capta segnali, osserva con scrupolo. Fa proprie delle sensazioni e le assimila. Delle volte capita che queste sono troppo ingombranti, anche se non riguardano personalmente. Scatta una necessità. Quella di raccontare. Ed è così che nascono i libri.

Scegli un frammento del romanzo da donare al lettore, affinché questo libro sperduto nell’Isola che (non) c’è venga scoperto e ritrovato come le preziose biglie dello zio Tootles:

La vita è una folle avventura, e lo è nella sua quotidianità. Un continuo susseguirsi di curve e rettilinei. Si rallenta, si accelera. Si va piano, si va veloce. Si percorre una strada tortuosa alla ricerca della corsa perfetta. E ogni giorno può essere quello giusto, per la corsa perfetta.

(Tratto da La donna di sventura di Riccardo Sanna)

Trama: Vinicio Varsi è un affermato scrittore in perenne crisi creativa e identitaria che vive un’esistenza caotica e disordinata. Vin trascina i suoi 42 anni di vita in continuo conflitto con se stesso e con il mondo che lo circonda. Il suo capolavoro “I santi parlano male di tutti quanti” sta per diventare un film, grazie all’accordo che il suo agente-amico Walt ha strappato ad una importante casa cinematografica che ne ha comprato i diritti. Il protagonista deve tentare di ritrovare il suo talento, sistemare il rapporto con la ex moglie Katia, di cui è ancora innamorato, e con la figlia Lucilla. Scrive per un blog che rinnega. E poi all’improvviso giunge la donna di sventura, e le dinamiche della vita di Vin subiscono uno scossone inaspettato…

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