“Il ritorno del Golem” di Giuliano Conconi

Il ritorno di Golem“Il ritorno del Golem”
di Giuliano Conconi

 

Intervista all’autore

 

“Il ritorno del Golem” è il romanzo di Giuliano Conconi edito per Nero Press Edizioni e disponibile su Amazon:

Il ritorno del Golem €1,99

CONOSCIAMO MEGLIO L’AUTore:

  1. Quando e in quale luogo è nata la tua passione per la scrittura?
    La passione vera, viscerale, è nata appena tre anni fa, quando ho scritto il mio primo racconto del terrore. È capitato e basta: ero a casa mia, una domenica di novembre. Scrissi “Il vicino”, novella cimiteriale pubblicata poi sulla raccolta cartacea Horror Polidori Vol. 2.
  2. Di che colore sono le tue opere?
    Potrei dirti nero, come il buio o la disperazione. Ma non è così. Non sono neppure rosse, come il sangue. Troppo scontato. Io le vedo di colore grigio, come le croci e le lapidi dei cimiteri. La mia prossima raccolta di racconti, a breve acquistabile in ebook e cartaceo, dal titolo “Il custode del cimitero”, sarà ambientata in un camposanto inglese. Anche “Il ritorno del Golem” è grigio: c’è il cimitero ebraico, ci sono le sinagoghe. Inoltre mi piace ambientare nelle città del nord Europa: Praga, Londra. Città nelle quali ho vissuto e che ho visitato a fondo, dove spesso piove, dove le nubi corrono veloci. È il grigio il colore dei miei lavori: ma non troverete nessuna sfumatura.
  3. La scrittura è prima di tutto emozione. Quali sono le tre principali emozioni che provi quando scrivi?
    Direi senza dubbio entusiasmo all’inizio, gioia quando la storia è scritta e un pizzico di ansia alla fine, dettata dalla preoccupazione di confezionare un buon prodotto.
  4. Pensi che la scrittura possa essere uno strumento terapeutico nella vita quotidiana?
    Non so se sia terapeutica o meno, io scrivo perché a un certo punto, a forza di leggere i grandi della letteratura fantastica, ho pensato che mi sarebbe piaciuto dire la mia, nel mio piccolo ovviamente. Devo ammettere però che quando attraverso dei periodi poco felici ho molte più idee e scrivo di più.
  5. Cosa vuol dire per te scrivere?
    Significa voler travalicare i limiti della misera condizione umana, che è poi l’ambizione di tutti gli uomini: chi tenta con la politica, chi con l’arte, chi ambisce a entrare nella storia.
    In pochi ci riescono. Io ho un desiderio, modesto. Mi piacerebbe essere “pensato” decenni dopo la mia morte. Magari un nipote, trovando qualche mio racconto penserà: “però, forte il bisnonno Giuliano!” Oppure qualche appassionato, gironzolando tra bancarelle di libri usati e ammuffiti acquisterà un’antologia e scovando un mio racconto dimenticato si chiederà “chi è stato costui?”

ED ORA PASSIAMO AL LIBRO SPERDUTO NELL’ISOLA CHE C’E’:

  1. Dove e in quale periodo storico è ambientato il romanzo?
    “Il ritorno del Golem” è ambientato a Praga, nel quartiere ebraico, anche se alcune scene vedono coinvolti altri luoghi celebri della capitale della Repubblica Ceca.
    La storia si svolge principalmente in uno studentato da me immaginato, nella Sinagoga Vecchio Nuova, la più importante d’Europa e nel vecchio cimitero ebraico.
  2. Quale colore assoceresti al tuo romanzo?
    Come ho anticipato prima, senza dubbio il grigio, che poi è il colore del Golem stesso, mostro creato con l’argilla del fiume Moldava.
  3. Al protagonista, invece, quale colore assoceresti? Parlaci un po’ della sua identità…
    Il protagonista lo vedo blu notte. Petr Belak, questo è il suo nome, è uno studente iscritto al primo anno di università. Si trasferisce a Praga da un paesino rurale, attratto dalla vivacità e modernità della capitale. Finisce per caso nell’antico quartiere ebraico. Non disdegna il divertimento e le serate spensierate, ma allo stesso tempo ha un forte senso di responsabilità. Ancora giovane, è in cerca di modelli da seguire. Sicuramente un personaggio dalla spiccata sensibilità e intelligenza. Il romanzo è in prima persona e in forma di diario, pertanto il lettore vive la vicenda attraverso gli occhi di Petr.
  4. Quali emozioni ricorrono maggiormente lungo tutto il romanzo?
    Inquietudine e paura dell’ignoto. Mi ispiro a tutta la letteratura classica del fantastico, pertanto cerco di  trasmettere al lettore quel “brivido del bisbiglio proveniente dall’angolo del focolare o dal bosco solitario” che accusiamo sin dalla notte dei tempi e che non c’è modo di razionalizzare. Il corsivato è di Lovecraft… un Maestro indiscusso e irraggiungibile per tutti noi scrittori di genere.
  5. Cosa ha ispirato il tuo romanzo?
    Nasce tutto da un articolo che scrissi lo scorso luglio per la rubrica “Nero History”, sul sito Nero Cafè. Stavo per partire per una breve vacanza a Praga, città che amo, insieme alla mia fidanzata, Silvia, così pensai di proporre un pezzo sul Golem. La casa editrice Nero Press Edizioni ne rimase entusiasta e mi propose di scrivere addirittura un romanzo breve sul celebre mostro, da pubblicare in ebook. Inizialmente fui assalito dal panico (la famosa ansia, come prima accennavo): ero in grado di scrivere 100.000 battute su un tema legato alla Cabala, alla cultura ebraica, alla storia di Praga? Alla fine accettai la sfida, con grande entusiasmo e impegno. Così andai a Praga a caccia di idee, documenti, immagini suggestive. Una volta tornato a casa, prima di mettermi a scrivere, ricordo di aver riletto per la terza volta un capolavoro che amo: “La mummia” di Conan Doyle.
    Il resto è venuto da sé.
    La parola, ora, spetta ai lettori!
  • Scegli un frammento del romanzo da donare al lettore, affinché questo libro sperduto nell’Isola che (non) c’è venga scoperto e ritrovato come le preziose biglie dello zio Tootles:

Il dolore e la speranza, che per secoli hanno caratterizzato i figli d’Israele, sfuggono al turista che passeggia tra le antiche strade del Josefov, il quartiere ebraico di Praga.
Concentrato sulle mappe stradali e sugli itinerari organizzati, egli si lascia sfuggire gli angusti vicoli sonnecchianti nella penombra, dimore silenziose che i rampicanti nascondono agli occhi indiscreti dei passanti. Non vede i malinconici cortili interni, dimenticati dalle nuove generazioni, tanto avvezze ai bagliori del consumismo da ignorare il fatto che l’oscurità continua a insinuarsi, pronta a inghiottire tutto, non appena la flebile fiamma della ragione mostra un cedimento.
Trascura le grate arrugginite che sbarrano le finestre affacciate sui marciapiedi, tombini verticali celanti i resti, in rovina da secoli, di quelle che una volta furono botteghe, luoghi di ritrovo, nascondigli.
Il visitatore più diligente tuttavia sa, perché lo ha letto su qualche guida turistica, che a Stare Mesto, la Città Vecchia, il livello delle strade fu innalzato nel Medioevo, per via delle continue inondazioni. Alcuni edifici rimasero sepolti, ma non vennero distrutti. Essi giacciono lì, in attesa, sotto la vita pulsante del nostro tempo, severi censori della modernità.

(Tratto da “Il ritorno del Golem” di Giuliano Conconi)


Il ritorno del Golem

Sinossi: Petr Belak si trasferisce a Praga, per frequentare l’Università. Stabilitosi presso il quartiere ebraico, in una palazzina adibita a studentato, il giovane entra in contatto con Saul Leser, gioviale rappresentate della comunità semita, David Schmelke, losco allievo della scuola rabbinica e Tomas Kubala, allegro coinquilino.
I primi giorni trascorrono tra feste e visite della città, ma la spensieratezza è di breve durata: due efferati omicidi sconvolgono lo studentato.
Nonostante le indagini della polizia si concentrino altrove, Petr sospetta di David Schmelke.
Perché il sinistro individuo di giorno rimane rinchiuso nella sua stanza e di notte si reca di nascosto alla Sinagoga? Quali verità cela l’antico cimitero ebraico? Tra leggende vecchie di secoli e segreti legati alla Cabala, il protagonista si muove sullo sfondo di una Praga occulta e dalle atmosfere gotiche, in un viaggio di sola andata verso il Male.

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